Un vecchio articolo interessante di Giorgio Nebbia

 su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO di Bari,

pubblicato martedì 5 novembre 2013

 

In questo periodo si è scatenata a livello mondiale una campagna ecologista in grande stile, dove sono stati “utilizzati” i ragazzini per dare vita a cortei e manifestazioni, per sensibilizzare e far maggiore presa sull’opinione pubblica mondiale sulla catastrofe ambientale del nostro pianeta, i cui sintomi sono già ben visibili nel profondo e veloce cambiamento climatico che stiamo vivendo. Inutile dire che questi nefasti cambiamenti sono il prodotto del dominio nefasto del capitalismo e dell’imperialismo capitalista che da almeno tre secoli sta distruggendo risorse, popoli e animali in nome di un progresso e un arricchimento per pochi. E’sintomatico che ancora una volta si parli di inquinamento e distruzione del pianeta, senza però mettere in discussione il sistema che lo produce e tenendo ben lontane le tematiche sociali e del conflitto capitale-lavoro che sono alla base di questo immane disastro. Non solo si usano le innocenti presenze dei bambini per promuovere stili di consumo (verde), per promuovere falsi consumi ecologisti e per distogliere le giovani generazioni dal vero obiettivo principale, artefice del cambiamento: cioè la distruzione di un sistema di sfruttamento come quello imperialista, oggi pressoché sovrano sul pianeta. Si vuol far entrare nella mentalità dell’opinione pubblica che solo con qualche riforma o legge speciale si potrà salvare il pianeta, mentre ciò non farà che far arricchire quella parte più accorta e pensante della borghesia imperialista che guarda al futuro e vuole riconvertirsi con una produzione meno invasiva, più compatibile verso l’ambiente, ma che ha comunque alla base sempre lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e si vuole così facendo espellere tra le giovani generazioni ogni forma ideologica critica di natura marxista, occultando la lotta di classe, sostituendola con una più generica lotta per la salvaguardia della natura, senza comprendere che ciò sarà impossibile senza un radicale cambiamento politico che faccia dei produttori, cioè delle masse lavoratrici i veri artefici del proprio destino e non lasciarlo alle classi borghesi monopoliste attuali dominanti.   L’ecologismo non è una scienza di oggi, ma già nel Settecento (specie in Inghilterra e nel Nord Europa) ha avuto i suoi inizi. Basti ricordare le lunghe battaglie ingaggiate contro l’uso del carbone che inquinava totalmente Londra, che però aveva dietro queste sacrosante rivendicazioni i flussi finanziari dei grandi proprietari di terreni boschivi, che non vendevano più la legna con l’arrivo del carbone. Sempre dietro giuste battagli ecologiste hanno ruotato interessi di altra “natura” e sono state battaglie pilotate all’interno degli assetti del potere borghese. Questo articolo è però interessante, perché fa conoscere uno studioso, che proprio perché russo e vissuto in gran parte della sua vita in URSS, come tutto il mondo accademico del primo grande paese socialista, non è mai stato né conosciuto, né apprezzato abbastanza dal mondo scientifico dei paesi Occidentali e che invece è giusto ricordare. Anche perché i loro studi d’avanguardia in alcuni casi sono stati veramente profetici e disinteressati, scientifici nel vero senso della parola. Uno di questi è stato Vladimir Vernadskij, di cui ci parla Giorgio Nebbia, in questo interessante articolo che vi proponiamo.

 

150 anni fa a San Pietroburgo, nella Russia zarista, nasceva Vladimir Vernadskij, una delle persone più significative nella storia dell'ecologia, un personaggio straordinario troppo poco conosciuto. Vernadskij, che aveva partecipato ai movimenti giovanili di protesta contro l'assolutismo degli Zar, dopo un periodo di studi in Germania, nel 1890 era diventato professore di geochimica, una giovane disciplina che studiava con strumenti chimici la composizione dei minerali. Per queste sue competenze era divenuto membro dell'Accademia russa delle Scienze ed era stato nominato presidente di una speciale Commissione per lo studio delle risorse naturali, incaricata di identificare i giacimenti di minerali di importanza economica sparsi nello sterminato impero russo. Vernadskij aveva studiato, in particolare, i minerali radioattivi che erano stati scoperti e descritti pochi anni prima dai coniugi Curie.

Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 Vernadskij aveva continuato i suoi studi e l'insegnamento. Non era membro del Partito Comunista, ma fu rispettato e apprezzato dal governo bolscevico e da Lenin, e poi da Stalin, che lo incaricarono di continuare a dirigere la Commissione per le risorse naturali e anzi di intensificarne l'attività. In un periodo della storia russa che molti descrivono come oscuro, violento, intollerante, questo non-comunista fu nominato presidente della prestigiosa Accademia delle Scienze dell'URSS, girava il mondo e passò alcuni anni, dal 1924 al 1926, a Parigi presso l'Istituto Pasteur.

A Parigi insegnò all'Università, mettendo a punto la nuova rivoluzionaria visione biogeochimica della grande unità di tutto il mondo biologico e inanimato, che sta alla base della moderna ecologia. Nel periodo di Parigi apparvero, prima in francese e poi in russo, due opere fondamentali di Vernadskij: "La geochimica" e "La biosfera". Nella Parigi di quegli anni venti --- l'"età dell'oro dell'ecologia", come l'ha chiamata il biologo italiano Franco Scudo (1935-1998) --- vivevano e insegnavano anche il grande matematico italiano Vito Volterra (1860-1940), che descrisse le leggi fondamentali della coesistenza delle popolazioni animali, e il russo Vladimir Kostitzin (1883-1963), emigrato dall'Unione Sovietica dopo un passato di rivoluzionario, a cui si devono altre opere fondamentali di biologia matematica.

Le lezioni di Vernadskij furono seguite dal gesuita francese Pierre Theilard de Chardin (1881-1955), che conduceva ricerche di paleontologia in Cina e a cui si deve il concetto di "noosfera", la forma in cui la storia naturale dell'uomo si completerà come trionfo della mente (noos in greco).

Tornato nell'URSS, Vernadskij si batté con successo perché l'Accademia delle Scienze sovietica restasse indipendente dall'influenza politica del governo, e continuò le sue ricerche sui minerali strategici e radioattivi che avrebbero assicurato all'Unione Sovietica la produzione industriale e la vittoria contro il nazismo. Ma soprattutto Vernadskij va ricordato per aver elaborato, in forma compiuta, la grande visione unitaria della vita sul pianeta. Una vita che si basa sulla circolazione degli elementi dall'atmosfera alle piante, agli animali, al suolo, e poi di nuovo all'atmosfera e alle acque; di questi cicli vitali fanno, naturalmente, parte gli esseri umani.

Oggi sono stati inventati nuovi termini: si parla di visione "olistica", unitaria, appunto, dell'ecologia, ma il concetto di unità bio-geochimica della vita sul pianeta nasce proprio con Vernadskij quasi novant'anni fa. Vernadskij descrisse chiaramente le alterazioni del clima dovute alla modificazione della composizione chimica dell'atmosfera, tanto che già nel 1926 era chiaro quello che oggi chiamiamo "effetto serra". Vernadskij parlò del ruolo dell'ozono stratosferico come filtro delle radiazioni ultraviolette solari biologicamente dannose e delle conseguenze di quello che oggi chiamiamo il "buco dell'ozono". Negli studi biogeochimici di Vernadskij erano descritti i danni dell'erosione del suolo e i pericoli di perdita di fertilità dei terreni a causa delle attività antropiche irrazionali.

Ma forse l'opera più interessante, quasi il testamento scientifico e spirituale, è il breve saggio, pubblicato nel gennaio 1945 nella rivista americana "American Scientist", intitolato: "La biosfera e la noosfera". Vernadskij usa il termine noosfera con un significato diverso da quello di Theilard de Chardin; per Vernadskij la "noosfera" è l'insieme delle modificazioni operate sulla biosfera dalle attività derivate dalla mente umana. Vernadskij spiega bene che tali modificazioni possono essere negative per i grandi cicli biogeochimici da cui dipende la sopravvivenza della stessa specie umana, ma nota che tali modificazioni --- se dominate dalla mente umana, anziché dall'avidità di gruppi o singoli --- possono anche contribuire al progresso umano attraverso l'uso razionale delle ricchezze della natura. Un messaggio di speranza che viene da uno scienziato che è passato, a testa alta e rispettato, attraverso lo zarismo e l'epoca sovietica, giustamente onorato in Russia tanto che a Mosca al suo nome sono intestati l'Istituto di Geochimica dell'Accademia delle Scienze, un grande viale e una stazione della metropolitana.

Il contributo di Vernadskij è poco noto sia perché molte delle sue opere sono state scritte in russo, sia perché c'è una specie di pigrizia, da parte di tanti, nei confronti delle radici culturali dell'ecologia. Soltanto nel 1999 l'editore Sellerio ha pubblicato un'ampia raccolta dei suoi scritti col titolo: "La biosfera e la noosfera". E sarebbe utile che tali scritti fossero letti da chi dovrebbe occuparsi di ambiente nell'Italia odierna.

 

La Gazzetta del Mezzogiorno,
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/le-analisi/riscoprire-vernadskij-pioniere-dell-ecologia-no667236/

Giorgio Nebbia